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Fare un pranzo da storpiati

 


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uesto modo di dire, che significa fare un pranzo da signori, mangiare, cioè, cibi prelibati, con molta probabilità è conosciuto solo a Roma essendo stato coniato dal popolino della Roma papalina. In quel tempo, quando un “proletario” veniva ricoverato in ospedale per una frattura a un braccio o a una gamba o per qualche altra grave patologia era trattato in modo “principesco”, ma soprattutto mangiava cibi delicati che fuori del nosocomio non poteva permettersi. Il popolo, per tanto, coniò l’espressione “pranzo da storpiato” (pranzo riservato agli storpi  degenti in ospedale) nell’accezione di pranzo luculliano e delicato.

 

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Due parole su un verbo che - a nostro modo di vedere - molto spesso è adoperato impropriamente: reclamare. Il significato proprio di questo verbo intransitivo è, infatti, “dolersi”, “lamentarsi”, “opporsi”, “lagnarsi”, “disapprovare” e simili: reclamerò con il direttore per il tuo comportamento. Alcuni lo adoperano in senso transitivo dandogli il significato di “pretendere”, “esigere” e simili: reclamerò quanto mi spetta. A nostro avviso non è un uso corretto, anche se i vocabolari ci contraddicono. Ma tant’è.



Pubblicato il 16/5/2010 alle 0.9 nella rubrica Diario.

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