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Fare una cosa a pera

 


F

are una cosa a pera, vale a dire fatta male, perché le pere sono il frutto che presenta la maggiore irregolarità di forma. La irregolarità della pera, quindi, dà il senso di qualcosa di deforme, di mal costruito e, per estensione, di mal congegnato, quindi di... insensato, di illogico, irrazionale. Di qui anche l’espressione “essere un discorso (fatto) a pera”, cioè sconclusionato, senza senso né logica. Con significato affine le locuzioni “essere il discorso di Arlecchino”, un discorso, cioè, arruffato, che non regge, privo di logica; “essere una pappardella”, vale a dire un ragionamento o uno scritto sconclusionato, sconnesso e, molto spesso, anche noioso.

 

 

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Dallo “Scioglilingua” del Corriere della Sera in rete:

Dubbi

Gentile De Rienzo, le pongo due piccoli quesiti:

1. In prima pagina del Corriere leggo: <qual è> senza apostrofo. È un errore o sbaglio io a non scrivere così?

2. <Successo> è il participio passato di succedere. Perchè ha assunto il significato di oggi, di un fatto decisamente positivo?

La ringrazio e saluto

Angelo

Risposta:

 De Rienzo Domenica, 14 Marzo 2010 

Qual è va scritto senza apostrofo. Il participio di succedere è succeduto.

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Il lettore desiderava sapere perché il participio passato di succedere ha acquisito l’accezione di un “fatto decisamente positivo”. Il motivo è semplicissimo: è il latino “successus” (avvenimento, buon fine, buon esito), derivato del verbo latino “succedere” nel significato di “avvenire” e, per estensione, “riuscire”, quindi “avere buon esito”.

Dal Pianigiani:

 

 
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Lingua, linguacce e società, un articolo di Silverio Novelli
http://www.treccani.it/Portale/sito/lingua_italiana/scritto_e_parlato/ese.html

Pubblicato il 15/3/2010 alle 0.1 nella rubrica Diario.

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