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Cercar farfalle sotto l'arco di Tito

 


Q

uesto modo di dire, con molta probabilità poco conosciuto, serve a mettere in evidenza il comportamento o l’atteggiamento di una persona non adatto alla solennità del momento e al luogo in cui si trova. L’origine dell’espressione si fa risalire a un’immagine poetica di Giosuè Carducci il quale, in una delle sue bellissime “Odi barbare”, si rivolge alla maestosità di Roma e ammonisce il visitatore che vi si reca ad andarci con spirito reverente, teso alle antiche memorie della Città Eterna, pronto ad ammirare con commozione gli archi, i templi, le terme e tutto ciò che concerne la ‘romanità’; in caso contrario sarebbe da persona sciocca e irriverente andare a caccia di farfalle sotto l’arco di Tito. Il visitatore sarebbe solo un... “barbaro”.

 

 

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Gentile dr Raso,

 ho scoperto da poco, grazie alla segnalazione di un amico, il suo impareggiabile e preziosissimo blog. Ne approfitto per porle un quesito e spero in una sua cortese e sollecita risposta. Ho sempre detto “condividibile”, fino all’altro ieri,  quando alcuni amici, vocabolario alla mano, mi hanno fatto notare che la voce corretta è, invece, “condivisibile”. Ho chiesto il perché. Sono rimasti... muti. Perché, dunque, condivisibile?

Grazie

Giovanni U.

Matera

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Cortese amico, l’argomento è stato già trattato. Veda questo collegamento: http://faustoraso.ilcannocchiale.it/2008/05/05/condividibile_o_condivisibile.html





Pubblicato il 4/3/2010 alle 0.1 nella rubrica Diario.

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