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Un "orrore" accademico

 

I

n risposta a un lettore che chiede “lumi” circa l’uso corretto dell’articolo indeterminativo, gli esperti della accademia della Crusca, tra le altre cose, scrivono: L’unico caso che presenta possibili problemi è quello dell’articolo indeterminativo maschile davanti a vocale, quando si impiegherebbe l’articolo determinativo forte lo apostrofato, l’. Infatti, la variante elisa di uno non ha l’apostrofo. Si ha quindi: un ariete, un espresso, un ornitorinco, un enzima, un unguento; è sbagliato scrivere *un’animale,*un’enzima;” (http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=4274&ctg_id=93)

La "variante elisa", per non trarre in inganno i lettori, va emendata in "variante tronca". Il troncamento - vale la pena ricordarlo - è la caduta della parte finale di una parola. A differenza dell'elisione, che si può avere solo se la parola che segue comincia per vocale, il troncamento - cosa importantissima - si può avere anche quando la parola che segue comincia per consonante (purché non sia una "s impura", una "z", una "x" e i gruppi "gn" e "ps").

 

 

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Daffare e da fare

Se consultiamo un qualunque vocabolario, il Treccani in rete per esempio, alla voce “daffare” leggiamo:  daffare s. m. (non usato al plur.). – Lo stesso che da fare, sostantivato per indicare lavoro, attività in genere, che si debba svolgere, spec. se sia intensa o crei preoccupazioni: ho un gran d.; ho avuto un bel d.; il d. non mi manca.

A nostro modo di vedere, però, è preferibile la grafia univerbata solo quando “fare” è adoperato in funzione di sostantivo: povero Giovanni, avrà un gran daffare per tenere a bada tutti quei fanciulli. In grafia scissa quando il verbo ha valore... verbale: oggi non posso uscire, ho molto da fare.

 

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Segnaliamo un interessante sito per l’apprendimento di una corretta dizione:

http://www.attori.com/dizione/Diz00.htm

 

Pubblicato il 28/2/2010 alle 0.1 nella rubrica Diario.

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