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FaustoRaso
LA LINGUA ITALIANA


Diario


14 marzo 2010

Venire alla ribalta

 

 

Q

uesto modo di dire non avrebbe bisogno di spiegazioni essendo conosciutissimo e sulla bocca di tutti. Si adopera, infatti, riferito a una persona che improvvisamente acquista notorietà imponendosi all’attenzione del pubblico per qualche fatto di particolare importanza. Si dice anche, sempre in senso figurato, di avvenimenti che improvvisamente diventano di notevole attualità. L’espressione deriva dall’usanza degli attori di presentarsi “alla ribalta” per ringraziare il pubblico, al termine di una rappresentazione teatrale. Per “ribalta” si intende, oggi, il proscenio, ma quando “nacque” - due secoli fa, circa - era una lunga tavola di legno fornita di cerniere in modo da poter essere “ribaltata”, ai bordi del palcoscenico, per impedire alle luci esterne di illuminare la scena. In seguito venne montata davanti alle lampade su perni girevoli permettendo, cosí, di poter regolare l’intensità della luce. Sempre dalla ribalta del teatro sono derivati altri modi di dire, di uso comune, tra i quali ricordiamo “essere sotto le luci della ribalta”, vale a dire essere al centro dell’attenzione, come un attore illuminato dalle luci del proscenio, espressione riferita, naturalmente, a persone che si mettono in luce per un particolare motivo; “sognare le luci della ribalta”, cioè cercare il successo, la notorietà, come un aspirante attore desidera esclusivamente di... “arrivare”.

 

 

* * *

 

Dal sito dell’Accademia della Crusca, leggiamo quanto segue:

In molti hanno sentito circolare l’espressione a gratis, in sostituzione del tradizionale gratis, e ci hanno chiesto come possa essere nato quest’uso, se sia una forma corretta ed, eventualmente, quali siano i contesti in cui è possibile utilizzarla. (http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=8300&ctg_id=93)

Se non cadiamo in errore - e per questo chiediamo lumi agli Accademici - abbiamo sempre saputo che la “d” eufonica non si mette prima di una virgola o di una parentetica (un inciso). Il  periodo dell’Accademia - sopra riportato - “... se sia una forma corretta ed, eventualmente, quali siano i contesti...”, letto senza  l’inciso (eventualmente) risulta cosí: se sia una forma corretta ed quali siano i contesti. Frase che ci sembra decisamente agrammaticale. Siamo in errore? Ricordiamo male le elementari regole grammaticali? Nel caso specifico ortografiche?


                                                                              * * *

Leggete quest'interessante articolo di Gian Luigi Beccaria: l'inizio fa rabbrividire
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/Libri/grubrica.asp?ID_blog=54&ID_articolo=&ID_sezione=199&sezione=




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  "L'avere la lingua familiare sulle labbra non basta: senza accompagnarne, senza rettificarne l'uso con lo studio e con la ragione è come uno strumento che si è trovato in casa e che non si sa maneggiare".


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