.
Annunci online

FaustoRaso
LA LINGUA ITALIANA


Diario


6 marzo 2010

Interrogative "fàtiche" e "diffratte"

 


R

iprendendo il nostro viaggio attraverso il “gergo linguistico” ci imbattiamo in un termine relativamente recente, coniato dall’antropologo polacco-americano B. Malinowschi (1884-1942), ‘fàtica’, con il quale si intende quella particolare funzione che talvolta presenta il linguaggio verbale, non nel comunicare e chiedere informazioni, bensí nello stabilire o mantenere un ‘contatto’ fra due persone (locutore e destinatario). Hanno tale funzione, per esempio, le frasi interrogative fàtiche (o di cortesia): “Pronto, come sta?, mi sente?, come va?” con cui si avvia una conversazione telefonica o un ‘dialogo’ in ascensore. Il termine non ha nulla che vedere con la “fatica” (latino: ‘fatíga’) vale a dire con lo ‘sforzo’ fisico o mentale che si sostiene nel compiere un lavoro e che mette a dura prova le nostre energie; la “fàtica linguistica” viene dal vecchio verbo latino ‘fari’ (parlare, pronunziare). Come abbiamo scritto piú volte  molti ‘sacri testi’ ignorano il gergo linguistico che, al contrario, deve essere portato a conoscenza di tutti coloro che amano il bel parlare e il bello scrivere. Le frasi interrogative fàtiche (o di cortesia), dunque, strettamente imparentate con le interrogative retoriche la cui risposta è insita nella domanda, consistono - come abbiamo visto - in formule (di cortesia) che ricorrono in apertura di dialogo, per ‘rompere il ghiaccio’, soprattutto in situazioni formali, “come va?”; “anche lei qui?”; “ha visto che tempo?”; “è già tornato?”. Nel primo esempio l’ ‘interrogativa fàtica’ verte su un dato che non si conosce (“come va?”), non si conosce, cioè, lo stato di salute dell’interlocutore (per questo motivo è detta anche di cortesia in quanto è una formalità). Negli altri casi l’interrogativa fàtica è una banalità perché la risposta è implicita nella domanda stessa (ecco la somiglianza alle interrogative retoriche, anche se queste sono, molto spesso, di forma negativa). E sempre in tema di proposizioni interrogative come non accennare a quelle che adoperiamo tutti i giorni, inconsciamente, e che in gergo si chiamano “interrogative diffratte”? Quando le usiamo, dunque? Soprattutto quando ci troviamo a tavola, per esempio, e rivolgendoci a un nostro commensale diciamo: “Mi passeresti, per cortesia, il pane?”. Questa interrogativa è chiamata - come dicevamo - “diffratta”, termine mutuato dall’ottica (“diffrazione”)* e ripreso dalla critica testuale con il quale si intende qualificare quelle proposizioni interrogative totali che ‘deviano’ il loro corso e dissimulano il contenuto reale della domanda per motivi di mera cortesia. Ci spieghiamo meglio. Dicendo  “mi passeresti il pane?” formuliamo una domanda che equivale a un ordine (“passami il pane!”)  deviando, quindi, il vero senso della richiesta. La “diffrazione”, infatti, senza entrare in un campo che non ci compete e non conosciamo molto bene, non è, grosso modo, una “deviazione”?  
------------------------
*  
 diffrazione

                                                                  * * *
 
Verbi "difficili"? Niente paura. Cliccate su  http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=8004&ctg_id=93




permalink | inviato da FaustoRaso il 6/3/2010 alle 0:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
sfoglia     febbraio        maggio
 
 




blog letto 2069710 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
La gogna
xxxxx

VAI A VEDERE

Dizionario di ortografia e di pronunzia
Coniugatore di verbi
Sinonimi e contrari
Dizionario di figure retoriche
Dizionario etimologico
Una frase per ogni occasione
Imparare la lingua giocando
Per i piccolini
Grammatica viva
Enciclopedie varie
Vocabolario "Treccani"
La "lingua" degli animali
Grammatica italiana
Gli abitanti di...
Il mestiere di scrivere
Dizionario informatico
Giornali italiani, esteri e siti utili
La poesia e lo spirito
Forestierismi "tradotti" in italiano
Vocabolario degli Accademici della Crusca
Impariamo l'italiano
"Cruscate", foro di discussione sulla lingua italiana
Proverbi (e modi di dire) italiani
Dizionario filosofico
Mitologia greca (dizionario)
Per una corretta dizione italiana




  "L'avere la lingua familiare sulle labbra non basta: senza accompagnarne, senza rettificarne l'uso con lo studio e con la ragione è come uno strumento che si è trovato in casa e che non si sa maneggiare".


(Giuseppe Giusti)



Autori: PICOZZA - RASO
Editore: GANGEMI

Volume vincitore alla III edizione del premio letterario nazionale "L'Intruso in Costa Smeralda"
------------------
Per quesiti cliccare, in alto,
su "Il mio profilo"
------------------

Le immagini sono prese dalla Rete, quindi di dominio pubblico. Se gli autori o i soggetti  sono contrari alla pubblicazione potranno scrivermi e  provvederò prontamente alla rimozione.

CERCA