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LA LINGUA ITALIANA


Diario


5 maggio 2008

"Condividibile" o "condivisibile"?

 

P

erché – si chiede il blogghista Federico di Latina – si deve dire condivisibile e non condividibile? Non è un aggettivo derivato dal verbo condividere? Da chiudere abbiamo chiudibile, da udire udibile, da ripetere ripetibile e via dicendo. In casi simili, insomma, alla radice del verbo non si aggiunge il suffisso “-ibile” (dal latino “-ibilis” , ‘che può subire una certa azione’)?  Donde viene questo condivisibile?
Si deve dire condivisibile, cortese amico, perché questo aggettivo, nonostante le  “apparenze”,  non ha nulla che vedere con il verbo in questione. Il vocabolo è composto del prefisso “-con” e dell’aggettivo latino “divisibile(m)” e significa, come sa, “che può essere condiviso”.

Ha ragione, comunque, in linea generale. Per formare aggettivi di questo tipo, aggettivi derivati da verbi della seconda e terza coniugazione, basta togliere la desinenza dell’infinito e aggiungere al tema il suffisso

 “-ibile ”: vendere / vendibile; punire / punibile; preferire / preferibile ecc. Non mancano, naturalmente, le eccezioni: risibile non ridibile, per lo stesso motivo di condivisibile.




permalink | inviato da FaustoRaso il 5/5/2008 alle 0:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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