.
Annunci online

FaustoRaso
LA LINGUA ITALIANA


Diario


26 ottobre 2007

L'influenza...

 

Ci siamo. Il grande malanno di stagione, l’influenza, è alle porte: i telegiornali ne parlano ogni giorno e ci “propinano” consigli su come prevenire o affrontare il problema che, molto spesso, è causa di angoscia per le mamme che hanno i figli piccoli i quali, con le persone anziane, sono i più esposti al… “pericolo”. Vogliamo vedere, cortesi lettori, che cosa è questa “influenza” che ogni anno costringe a letto migliaia di persone procurando un danno incalcolabile all’intera economia nazionale tanto da essere considerata, se non cadiamo in errore, una malattia sociale? Dal punto di vista linguistico, ovviamente, perché quello medico è noto a tutti; se non altro basta consultare un qualunque vocabolario e leggere alla voce in questione: malattia epidemica infettiva acuta, contagiosa, delle vie aeree superiori, di origine virale. Si manifesta con febbre associata ad infiammazione anche delle vie digerenti. Questo, appunto, il significato “scoperto”, cioè quello medico.

E quello “coperto”, cioè linguistico? Perché, dunque, “influenza”? Che cosa “influisce” sul nostro organismo? Per scoprirlo occorre rifarsi - come quasi sempre in fatto di lingua – al padre del nostro idioma, il nobile latino.

Per l’esattezza al verbo “influère” passato in lingua volgare (l’italiano), con cambio di coniugazione, nella forma a tutti nota, “influire”. Il verbo latino “influère”, dunque, composto con il prefisso “in” (dentro) e “fluère” (scorrere, fluire) alla lettera significa “scorrere dentro”: in quel luogo “influiscono” (‘scorrono dentro’) due fiumiciattoli. Questo verbo (influire) fu adoperato, in seguito, dagli studiosi di astrologia del Medio Evo i quali con “influire” volevano significare lo scorrere, in senso figurato, dei raggi stellari sulle persone esercitando un’azione negativa o positiva sulla natura e sul destino degli esseri umani.

Ed è attraverso quest’ultimo “passaggio semantico” che è nato il significato estensivo che oggi si dà comunemente al verbo influire: agire direttamente o indirettamente su qualcuno in modo da determinare particolari effetti o conseguenze; agire con una certa autorità sopra una persona, determinando a nostro piacimento gli sviluppi o le azioni.

Da influire è stato fatto, con il trascorrere del tempo, il sostantivo “influenza” che, in senso proprio, è lo scorrere di un liquido in qualche cosa e, in senso figurato, l’azione esercitata da qualcuno su luoghi, persone o fenomeni: la forte personalità della madre “influenzò”, per tutta la vita, il carattere del figlio. A questo punto il vocabolo influenza fa la sua trionfale entrata nel linguaggio medico e acquisisce il significato di “malanno che ‘scorre’ dentro l’organismo umano”: un germe patogeno che ‘influenza’ il nostro corpo.

Aggiungiamo, per curiosità, che il vocabolo fatto proprio dai medici italiani si è diffuso in tutta Europa, specialmente dopo l’epidemia influenzale del secolo XVIII che, oltrepassando gli italici confini invase dapprima la Francia poi, via via, gli altri paesi del vecchio Continente.

Visto che siamo in argomento, due parole due sul termine epidemia. Nel linguaggio medico è una “malattia contagiosa che ha una causa comune ed è estesa a molte persone”; mentre in senso figurato è “qualsiasi fenomeno caratterizzato da larga diffusione”. Il vocabolo, guarda caso, è di provenienza greco-latina , “epidèmios” (‘proprio del popolo’, ‘che vive in mezzo al popolo’). Il termine è composto, infatti, con “epi” (in, sopra, in aggiunta) e “demos” (popolo), quindi “generale”, “pubblico”.

Potremmo dire, insomma, stando all’origine del termine, che l’epidemia è una “malattia pubblica” e, appunto, perché “pubblica” attacca nel medesimo tempo e nel medesimo luogo un gran numero di persone. Il vocabolo, per estensione, si applica anche nei confronti del mondo animale.

                                                                      * * *

Avrete notato che abbiamo virgolettato il verbo propinare in quanto il suo significato proprio è “dare da bere”, “far bere”. Alcuni lo adoperano riferito ai cibi, ma è un uso improprio se non errato: si propinano le bevande, non i cibi.






permalink | inviato da FaustoRaso il 26/10/2007 alle 1:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia     settembre        novembre
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
La gogna
xxxxx

VAI A VEDERE

Dizionario di ortografia e di pronunzia
Coniugatore di verbi
Sinonimi e contrari
Dizionario di figure retoriche
Dizionario etimologico
Una frase per ogni occasione
Imparare la lingua giocando
Per i piccolini
Grammatica viva
Enciclopedie varie
Vocabolario "Treccani"
La "lingua" degli animali
Grammatica italiana
Gli abitanti di...
Il mestiere di scrivere
Dizionario informatico
Giornali italiani, esteri e siti utili
La poesia e lo spirito
Forestierismi "tradotti" in italiano
Vocabolario degli Accademici della Crusca
Impariamo l'italiano
"Cruscate", foro di discussione sulla lingua italiana
Proverbi (e modi di dire) italiani
Dizionario filosofico
Mitologia greca (dizionario)
Per una corretta dizione italiana




  "L'avere la lingua familiare sulle labbra non basta: senza accompagnarne, senza rettificarne l'uso con lo studio e con la ragione è come uno strumento che si è trovato in casa e che non si sa maneggiare".


(Giuseppe Giusti)



Autori: PICOZZA - RASO
Editore: GANGEMI

Volume vincitore alla III edizione del premio letterario nazionale "L'Intruso in Costa Smeralda"
------------------
Per quesiti cliccare, in alto,
su "Il mio profilo"
------------------

Le immagini sono prese dalla Rete, quindi di dominio pubblico. Se gli autori o i soggetti  sono contrari alla pubblicazione potranno scrivermi e  provvederò prontamente alla rimozione.

CERCA