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FaustoRaso
LA LINGUA ITALIANA


Diario


3 agosto 2007

Il sillabo ovvero l'indice

 

Quel giorno rimase interdetto anche Pasqualino – solitamente il migliore della classe in fatto di lingua – quando il professore di lettere disse che la lezione che aveva appena finito di spiegare si trovava a pagina 15 o 21, dipendeva dalle edizioni dei libri; occorreva, quindi, consultare il sillabo. Cos’era questo sillabo? Dopo tante “lotte interiori”, Pasqualino si fece coraggio e chiese lumi all’insegnante. Scoprì, così, che il sillabo non era altro che l’indice del libro. Sì, quel giorno il professor De Nardi peccò di “narcisismo linguistico” perché quasi nessuno (anche i più acculturati e tra questi includiamo pure le così dette grandi firme del giornalismo) sa che l’indice è chiamato anche, per l’appunto, sillabo: dal latino “syllabu(m) (raccolta). L’indice, quindi, è un sillabo, cioè una raccolta di argomenti con il relativo numero di pagina. Il sillabo ci richiama alla memoria, per assonanza, la… sillaba, vale a dire l’elemento della parola formato da un suono o da un complesso di suoni raggruppati; in termini più semplici la sillaba è una lettera o l’unione di più lettere che si pronunciano con una sola emissione di fiato: a-mo-re; la-dro; pi-ra-mi-de. Anche la sillaba viene dal latino tratto dal greco “syllabè” (‘presa insieme’, quindi raccolta) e significa, dunque, prendere insieme, “raccogliere” assieme più lettere. I grammatici usano dividere le sillabe in “aperte” quando finiscono con una vocale: ma-re; te-so-ro e in “chiuse” quando, invece, finiscono con una consonante: al-cher-mes. Una parola può essere costituita, quindi, di tutte sillabe aperte o di tutte sillabe chiuse; la maggior parte dei vocaboli, però, è composta di sillabe che chiameremo “miste” (aperte e chiuse): bab-bo; sin-da-co; mam-ma; sol-do. A questo punto il discorso ci porta a spendere due… parole sulla divisione delle sillabe in fin di riga (o di rigo); come si va “a capo”, insomma, con le parole formate con prefissi “speciali”: ben, in, mal, cis, dis, pos, trans o tras. Le parole così composte possono dividersi in sillaba senza tener conto del prefisso (che fa sillaba a sé) oppure considerare il prefisso parte integrante della parola. Ci spieghiamo meglio con un esempio. Dispiacere si può dividere considerando il prefisso sillaba a sé; avremo, quindi, dis-pia-ce-re, oppure, “normalmente”, di-spia-ce-re. Trastevere – altro esempio – si può dividere secondo l’una o l’altra “regola”: Tras-te-ve-re o Tra-ste-ve-re. Consigliamo vivamente, a coloro che non sono in grado di distinguere con assoluta certezza i prefissi componenti, di attenersi – nell’andare “a capo” – alla normale divisione sillabica. Eviteranno, in questo modo, di incorrere in spiacevoli strafalcioni. In caso di dubbio si può consultare una buona grammatica dove, nel “sillabo”, sono riportati tutti gli argomenti trattati, messi anche in ordine alfabetico.




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